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Il paziente grave, infatti, non ha avuto un corpo-presenza/corpo-relazione rispetto al quale sperimentarsi e da cui individuarsi. La funzione-Es del Sé è quindi primariamente disturbata: un magma/sfondo che rimane indifferenziato, per cui l’abbozzo di Sé che si costituisce non raggiunge quella qualità del contatto necessaria per individuarsi e separarsi. Nella realtà dei fatti, il paziente grave non ha costruito un confine tra Sé e il mondo, tra Sé e l’altro, tra casa/corpo/cosmo. Tutto questo è evidente quando incontriamo il paziente grave: infatti in lui possiamo vedere atteggiamenti rigidissimi, comportamenti stereotipati, sguardi impenetrabili. Nello stesso tempo, sentiamo la sua fragilità, la paura di essere invaso, di non riuscire a mettere un limite/confine tra sé e gli altri: «Tutti per strada ridono di me. Vedi? Mi guardano e sanno che cosa penso, vedono i miei pensieri…».

Valeria Conte, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, p. 77

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