Per attivare il passaggio dal sintomo-figura allo sfondo della qualità dei contatti in famiglia (primi interventi)

– Chiedere ad ogni membro della famiglia di presentarsi e di condividere la propria valutazione del ‘sintomo’.
Intervento decisivo per passare dalla prospettiva unilaterale (fissità della diagnosi) ad una prospettiva familiare di condivisione. I membri della famiglia cominciano a sentirsi coinvolti: passa il messaggio che si possono avere pensieri diversi su ciò che accade a casa. Dalle risposte sulla valutazione del sintomo, si può già cogliere una prima visione delle dinamiche familiari: ‘esistono alleanze?’, ‘sono positive o contrapposte?’, ‘il legame di coppia è differenziato, conflittuale o confluente?’. È avvenuto così un primo passaggio: dal sintomo di un figlio ai rapporti dei membri tra di loro. Spesso già la prossemica ne è rivelativa.

– Domandare se altri in famiglia hanno o hanno avuto sofferenze simili e, in particolare, se qualcuno dei genitori all’età del figlio pd (paziente designato) ha avuto lo stesso o altro sintomo.
Di fronte a queste domande succede molto spesso che uno dei due genitori rivela che quando aveva la stessa età del pd ha accusato dei disagi espressi con altri sintomi o, a volte, addirittura identici. È toccante vedere la sorpresa ‘piacevole’ del pd a questo racconto che gli offre una nuova prospettiva: non è più solo lui il problema di casa (il bad o il mad). In tal modo, inizia a dissolversi la figura rigida e ad emergere lo sfondo delle gestalt relazionali ancora aperte.

Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pag. 93

Terapia familiare e vissuti corporei in-contatto…

terapia familiare gestalt

Nella Gestalt Therapy la cura consiste proprio nell’individuare le molteplici (continue e significative) interruzioni e, in vista del contatto pieno, dare il sostegno specifico mancato. Quando l’O. ripristina la sua competenza e può portare avanti contatti nutrienti con l’A., riprende la crescita così come la vita propone e garantisce. Mentre nella terapia individuale sono il terapeuta e il paziente ad essere coinvolti in una esperienza di contatto – e a sperimentare quindi le difficoltà dell’entrare in contatto e del portarlo a pienezza – nella terapia familiare sono i membri della famiglia che vengono condotti (e facilitati) dal terapeuta a sperimentare un contatto pieno. Naturalmente il terapeuta, proponendo esperienze mirate a due membri della famiglia, cerca col proprio intervento clinico di offrire quel sostegno specifico che è loro mancato. Per tale ragione – differentemente da Bowen, che vietava ai membri della famiglia di interagire tra loro e invitava a porre statement solo al terapeuta, per facilitare il passaggio dalla massificazione all’individuazione – la GT punta proprio sul far interagire i membri della famiglia tra loro. Il terapeuta osserva i vissuti corporei e relazionali per cogliere la direzione (verso dove sta andando questa famiglia) e le modalità (funzione-Personalità e funzione-Es). Le domande che il terapeuta si pone vanno su questa linea, per cui si chiede: ‘quale funzione Personalità è distorta?’, ‘quale corpo è chiuso e nei confronti di quale altro corpo?’, ‘quale corpo deve cambiare posto?’. Per l’intervento tecnico, la domanda è: ‘chi deve mettersi di fronte a chi?’.

Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pagg. 90-91

VIDEO. Psicopatologia e Gestalt Therapy. Con Giovanni Salonia e Valeria Conte

Il disagio psichico nasce “in” una relazione disturbata,
si manifesta nell’incapacità di creare relazioni sane,
si cura “con” e “dentro” una relazione terapeutica.

Durante l'emergenza Covid-19 abbiamo trasferito online tutta l'attività del nostro Istituto, anche per quanto riguarda la formazione continua.

Abbiamo cominciato con un ciclo di Webinar gratuiti dedicati alla Psicopatologia in Gestalt Therapy, per offrire un’introduzione al modello di lavoro clinico in Gestalt Therapy, partendo dalla psicopatologia come lettura fenomenologica corporea e relazionale del sintomo.

Ci fa piacere condividere con voi la registrazione degli interventi introduttivi dei nostri direttori Giovanni Salonia e Valeria Conte nei primi due seminari su "Corpo e famiglia. La crescita e l’interruzione della crescita. Intercorporeità e stile relazionale" e la "Psicopatologia e diagnosi differenziale per l'intervento clinico".


Corpo e famiglia. Intercorporeità e stile relazionale


Psicopatologia e diagnosi differenziale

Il rischio di parole “disabitate”…

Il filo d’Arianna dentro il fiume di parole che quotidianamente scorre in una famiglia è proprio la continua definizione delle relazioni. Dentro tutte le parole è racchiuso ed è cercato un contenuto implicito: ‘chi sono io per te?’, ‘ci stiamo avvicinando o allontanando?’, ‘sei dove ci siamo lasciati?’. Solo quando le parole vengono da un’attenzione al vissuto corporeo da parte di chi le pronuncia, arrivano al corpo altrui creando contatto. E ci si sente placati, come dopo il contatto pieno. Purtroppo le paure, i fraintendimenti, le delusioni, i momenti di rabbia rendono spesso criptico il linguaggio della relazione. Si crea uno stile comunicativo che non facilita ma ostacola e complica l’incontrarsi. Le parole separano se non si ascolta in profondità il proprio corpo. Così vengono usate – come dice il poeta– ‘parole disabitate’ o, meglio, lontane e confuse rispetto ai propri vissuti e alle proprie intenzionalità. Le parole-non-dette-ma-che-premono-per essere-dette rendono i corpi trattenuti e il clima familiare teso, allertato, propenso al fraintendimento.

Giovanni Salonia, Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2017, pagg. 83-84