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Siamo ripartiti.
Bambini e bambine, ragazzi e ragazze, sono rientrati a scuola.
Quanta tensione nell’aria nelle settimane precedenti l’inizio!
Genitori tesi come corde di violino, scuole prese di mira dai media e bombardate con costanti messaggi di sfiducia, maestre in lacrime, insegnanti che si rifiutano di farsi il test sierologio, dirigenti e coordinatori indaffarati a costruire un assetto scolastico sicuro e quindi iperstrutturato, denso di procedure, di norme da interiorizzare e rispettare, giustamente in linea con le direttive governative.
Siamo ripartiti, quindi.
Ma niente è come gli anni scorsi, tutto o quasi tutto, è cambiato.
Ognuno reagisce a modo proprio: alcuni bambini tornano a casa nervosi, agitati o impauriti, in altri invece prevale la felicità di aver ritrovato le maestre o i maestri, i compagni o gli amici, incuriositi magari dalle novità.
Nei ragazzi e nelle ragazze più grandi sembra invece prevalere la sfiducia.
I ragazzi sono scettici, dubitano che quest’anno sarà possibile frequentare in modo regolare la scuola, tra di loro continuano a ripetersi: “Tanto tra tre settimane saremo di nuovo tutti costretti a rimanere a casa!”.
Il pessimismo cosmico tipico della loro età suona oggi come una previsione legata al reale.
C’è chi spera che una volta abituati e adattati alle rigide prescrizioni, tutto sarà come gli anni scorsi. Si tratta solo di abituarsi e poi tutto si svolgerà come di consueto!
Ma non sarà così. Quantomeno noi non lo crediamo. E, soprattutto, non crediamo che il punto fondamentale sia garantire che tutto torni come prima.
Molte cose sono cambiate: non si fa merenda come prima, non si fa ricreazione come prima, non si sta insieme come prima, quando si sta male non sarà come prima; e ancora scoprire, esplorare, incontrarsi, conoscere, toccare, fare esperienza, fare amicizia non sarà come prima.
In particolare non sarà come prima un elemento fondamentale e nucleare per l’infanzia e tutto l’arco dell’età evolutiva che, con le nuove procedure, viene oggi obbligatoriamente interrotto e bloccato nelle scuole: la spontaneità, garanzia di benessere e di crescita armoniosa.
La spontaneità delle relazioni, del movimento, delle intenzioni e delle azioni.
Ma se viene bloccata la spontaneità viene a mancare uno degli aspetti più importanti che caratterizza le età dello sviluppo.
Per questo ci chiediamo: “Che ripercussioni potrà avere sullo sviluppo delle identità e delle personalità dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, questo blocco della spontaneità? Questo blocco, cosa creerà in loro?”.
Non nascondiamo la nostra preoccupazione poiché ci sembra che si vengano a creare le condizioni per una traumatizzazione e una interruzione del processo di crescita.
E questo riteniamo sia il rischio più alto che corriamo oggi per i nostri bambini e i nostri ragazzi.
Soprattutto di questo dovremmo occuparci oggi noi adulti, genitori, insegnanti, maestre e maestri, educatori ed educatrici. Ora. E per tutto l’anno.
In particolare per la prima infanzia, che è un tempo significativo, dove le esperienze per essere assimilate devono essere sperimentate e vissute a livello corporeo e relazionale dentro relazioni significative asimmetriche con genitori/ maestre/nonni e simmetriche con fratelli – compagni – amici e che costituiranno la base per le relazioni sociali e intime dell’adulto di domani.
Si è parlato a lungo del trauma Covid. Ci si è domandati quali vissuti traumatici il lockdown avesse generato in ciascuno di noi e in particolare nei bambini, dato che ad interrompersi erano state la quotidianità, le abitudini e le sicurezze. Ed è stato importantissimo chiedercelo, per favorire l’emergere di una serie di risorse che le famiglie/genitori hanno attivato, ad esempio recuperando una qualità di fisicità, di presenza, del fare insieme cose nuove e tutto ciò è stato molto bello e creativo.

Ma adesso il tema a cui prestare attenzione è un altro. Riguarda l’interruzione della spontaneità, non più l’interruzione delle abitudini e della quotidianità.
Adesso la questione sulla quale è necessario focalizzarsi è l’ambiente scolastico, sociale e relazionale dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze, affinché non diventi, per esigenze legate alla salute pubblica, fonte di blocchi, perché le procedure da seguire sono tutto il contrario della spontaneità.
Di questo dobbiamo occuparci oggi noi adulti, con molta attenzione e rapidamente.
Se non capiamo questo, rischiamo di pensare che il punto sia come far rispettare le procedure a scuola.
Invece il punto, a parer nostro, è come mettere insieme la necessità di protezione della salute di pubblica con la necessità evolutiva dei bambini e dei ragazzi di viversi a scuola nella spontaneità della socialità.
Questa è la vera sfida.
Non è garantire la didattica nonostante tutto.
È garantire la crescita dei bambini e dei ragazzi a scuola, nonostante tutto e mentre ci si occupa della didattica.
È una questione di sguardo. Come sempre.
Da sottoporre ad attenzione non sono le procedure o la didattica ma la relazione.
La relazione educativa vissuta tra maestre e bambini, insegnanti e ragazzi e la relazione tra pari. La relazione fatta anche, e soprattutto, di esperienze vissute con il corpo che, ora più che mai, se ne sta silenzioso ed invisibile nello sfondo.
La relazione come luogo sicuro, dove venga dato spazio e risalto all’ascolto dei bambini e delle bambine, dei ragazzi e delle ragazze e al rispetto del loro ritmo. Oggi più di ieri. Ascoltare, rispettare e rallentare, per ascoltare e ascoltarsi. Perché in ballo c’è qualcosa di veramente importante.
Non sono i comportamenti di per sé a determinare il problema, sono i modi (il come) si vivono e si trasmettano ai bambini. Ad esempio se un bambino piange e la regola è che non si può abbracciare diventa importante che la maestra attivi altri modi: parole calde, accoglienti, rassicuranti che arrivano come un abbraccio protettivo, sicuro e soprattutto arrivi la presenza.
Non restiamo in maniera nostalgica a pensare di fare la vita di prima. Non sarà possibile ripristinarla a breve termine, vediamo in questo che viviamo una opportunità nuova, sia di apprezzare il prima che di sviluppare altre possibilità.
E quindi oggi la vera domanda è: come possiamo garantire ai bambini e ai ragazzi un ambiente relazionale sereno, accogliente, caldo e rassicurante che li aiuti a canalizzare la spontaneità senza bloccarla, tenendo conto di ciò che stiamo vivendo e della necessità di osservare le procedure protettive?
Utilizzare il potenziale umano, dare importanza all’essere più che al fare. Non ci sono ricette per essere bravi genitori/ insegnanti, il saper fare deve essere il nostro sfondo scontato che ci aiuta a comprendere e a interrogarci sul cosa fare, soprattutto quando non funziona quello che stiamo facendo o ci sentiamo in difficoltà.
La figura che emerge nel qui e ora della relazione deve sempre essere adattata a chi ho davanti poiché ogni bambino, ogni ragazzo, è diverso e noi apprendiamo da loro di cosa hanno bisogno e verso dove andare.
Questa è la direzione.
A tutti gli adulti che abitano le scuole va oggi il nostro più sincero augurio di mobilitare tutta la creatività possibile del saper fare ma che emerga da una profonda attenzione e consapevolezza al saper essere.
La relazione educativa, oggi più che mai, necessita di riappropriarsi dell’esperienza piena e profonda di essere un punto di riferimento per il bambino e per il ragazzo che hanno bisogno di avere fiducia nell’adulto, di un adulto che si assuma la responsabilità di essere tale.

Concludiamo e salutiamo citando una dolce poesia, che ci è particolarmente cara, di Mario Luzi, bussola di ieri, di oggi, di domani.

Non tra i bambini – con loro.
Con loro e come loro – pacifici
ai piedi della loro crescita,
all’ombra della loro statura prossima:
questo
lo straripante desiderio, questo,
non un suo travestimento.
E con questo tutto il non ancora,
il prima della primavera, quella
luce piovigginosa, quella grigia
fabbriceria di gemme nell’aria acquosa. 

Per il Gruppo di Studio e Ricerca gestaltica sull’Età Evolutiva – Sede di Venezia
Mabi Cinquini, Marianna Danieli, Giovanna Bonavolontà, Cinzia Tieuli, Chiara Sovegni, Barbara Cei, Natascia Borsetto

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