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Apprendiamo gli schemi dell’esserci-con l’altro e con il mondo, dalla casa relazionale che abbiamo abitato, dalle esperienze relazionali che il nostro corpo ha avuto e da quelle che sono mancate. Così impariamo ad abitare il corpo che ci porterà ad esserci nel mondo. Questi contatti intercorporei e relazionali sono costitutivi dell’identità individuale e costituiscono lo sfondo dei nostri contatti scontati, cioè delle competenze di base (respirare, mangiare, parlare, muoversi) che costituiranno le nostre sicurezze ontologiche. Lo sfondo scontato si costruisce dentro relazioni stabili dove poter sperimentare ed assimilare le diverse esperienze. Se ciò viene a mancare – le madri disturbate non trasmettono questa sicurezza – l’esperienza necessita di essere continuamente aggiornata/verificata, come se non fosse scontato avere il terreno sotto i piedi.
Di fatto, il paziente grave vive la sensazione precaria e discontinua di stare sempre su un terreno franante: se ci approssimiamo al loro corpo, riconosciamo il vissuto angosciante di questa mancanza. Il controllo e la rigidità diventano atteggiamenti necessari per placare l’angoscia di crollare o di frammentarsi. Afferma Goodman che se il percorso di maturazione di queste sicurezze di base si interrompe precocemente, l’individuo non raggiunge le competenze al contatto necessarie all’individuazione e al senso della propria integrità. Al paziente grave, infatti, manca il grounding di sicurezza scontata, di contatti stabili e sicuri che gli permettano la costruzione di uno sfondo da cui potranno emergere figure nuove. 
Valeria Conte
Tratto da, La Gestalt Therapy e i pazienti gravi, Rivista internazionale GTK, 2, 2012.

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