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Dite:
è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi 
al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla 
punta dei piedi.
Per non ferirli.

Janusz Korczak
Quando ridiventerò bambino

 

Milly, 7 anni, arriva da me in studio sorridente, come è nella sua natura.
Si siede e la prima cosa che mi dice è: “Lo sai che sono a casa da scuola e che la scuola è chiusa?“.
“Sì, Milly, lo so che la scuola è chiusa. Tu lo sai perché?”
Per il Corona Virus!” risponde sicura.
“Eh sì, per il Corona Virus. Tu lo sai cosa è il Corona Virus?”, le chiedo, pensando che è una bella apertura di discorso, da grandi, e che merita proprio un tempo di attenzione e di ascolto, oltre che di comprensione.
“Beh… io… me lo immagino… così… in modo un po’ buffo… ecco… l’ho detto anche a mamma e papà e alla nonna… e si sono messi tutti a ridere!!!”, mi dice, un po’ sorridendo e un po’ timorosa che anche io mi metta a ridere – seppur amorevolmente – di ciò che potrebbe dirmi.
“Davvero? E in che modo te lo immagini questo Corona Virus? Sono molto curiosa di saperlo!!!”, le dico, accogliente e rassicurante.
“Beh… mi immagino un virus Re… e anche un virus Regina!!!” risponde ridacchiando, mi guarda per vedere la mia reazione.
“Ma lo sai Milly, che anche io me lo immagino un po’ così, con una bella Corona in testa questo virus?”.
“Eh sì” risponde, non più ridacchiando, ma come ad aprire un discorso serio, sollevata dall’incoraggiante serietà che ha colto nel mio tono di voce.
“Sai – aggiunge -, è un Virus un po’ birbone. Soprattutto con i nonni… è molto birbone… invece con noi bambini è un pochino più gentile… non ci fa del male!”
“E’ vero – le dico seria -, ed è un Virus velocissimo! Talmente veloce che nessuno ha ancora capito come fermarlo! E’ per questo che hanno chiuso le scuole, per evitare che corra di qui e di là tra i bambini, le mamme e i papà e soprattutto tra i nonni!!!”.
“Già, è vero” mi risponde Milly, seria e concentrata.
Capisco che ha capito, capito davvero.
“Ma sai, Milly, io sono sicura che prima o poi qualcuno capirà come fermarlo questo Virus birbone e così tutti i bimbi potranno tornare a scuola e i nonni stare sereni”.
Milly mi guarda intensamente, sollevata e rasserenata.
Ha capito che anche io ho capito.

I bambini vivono e percepiscono tutto ciò che li circonda, ascoltano i discorsi che vengono fatti e sentono tutte le emozioni che ci sono nell’aria: la paura, l’incertezza, il timore, la confusione, l’angoscia e le vivono di riflesso ma non sanno dirle nel nostro linguaggio, quello della parola consapevole, sanno dirle nel loro, quello narrativo delle storie e dei personaggi che abitano la loro fantasia e il loro cuore.
Quando ci “abbassiamo” a parlare la lingua dei bambini abbiamo un’occasione straordinaria: quella di incontrarli e di condividere con loro anche i discorsi più seri del mondo.

Padova, Marzo 2020
Mabi Cinquini

Leggi anche:  “Sulla paura (del Coronavirus) e dintorni“, di Giovanni Salonia

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