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La Gestalt Therapy assume dalla fenomenologia la visione del corpo come “corpo vissuto”: l’esser-ci è presenza corporea, soggettività incarnata. Il corpo non è inteso come mera fisicità o come corpo oggettivo — “ho un corpo” — ma come corpo vivente e vibrante — “io sono corpo”.

Nel quadro teorico e nella prassi clinica della Gestalt Therapy corpo e parole sono figure che emergono da uno stesso sfondo verso una stessa intenzionalità. Il corpo, in quanto anima incarnata, è il rendersi parzialmente visibile della soggettività del Sé che per la Gestalt Therapy è l’Organismo in azione. Ma anche le parole sono corporee e ci dicono dell’esperienza che vive il corpo nel suo andare nel mondo.

L’intercorporeità è intesa come l’esperienza che avviene  tra i corpi. Nell’eterocezione del corpo bisogna includere non solo la propriocezione — “sentire il mio corpo”— ma anche la percezione del corpo o dell’ambiente non umano che sta vicino. L’intercorporeità ci porta ad affermare che i pensieri su se stessi e quelli relazionali emergono dalle sensazioni del corpo in interazione con altri corpi. Anche i pensieri sul corpo provocano modifiche corporee. Le neuroscienze affermano che il punto di partenza di questa circolarità resta il corpo e, come diremmo in Gestalt Therapy, la relazione tra i corpi.

I vissuti corporei esprimono in modo genuino i significati più intimi del soggetto. Il vissuto non è solo l’espressione di un’emozione trattenuta ma una interruzione dell’esperienza, per la Gestalt Therapy dell’esperienza di contatto: diciamo che non è stato portato a compimento un gesto specifico in una relazione specifica. Qualsiasi vissuto non è mai a-temporale e a-contestuale, ma è inscritto dentro una sequenzialità che si muove verso una meta per la realizzazione di una precisa intenzionalità.

Dice Goodman: “Tutto ciò che non si completa, si perpetua”. Ogni corpo porta i segni di gesti non compiuti, ogni gesto non compiuto parla di relazioni non completate e di interruzioni. Esso ci rimanda al passato e preme nel presente per essere compiuto ed è nella relazione terapeutica che riemerge con sfumature nuove.

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