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Eccoci qua al nostro terzo appuntamento e questa volta utilizziamo il gioco come metafora creativa che permette di raggiungere il desiderio del bambino e indicargli una possibile via.

Prendiamo spunto dal video del bambino che vorrebbe uscire,  facilmente reperibile nei vari social.

Claudio, il bambino del video diventato virale dice: “I non posso vivere tutta la giornata qui, io prendo tutte le cose, mi fai la valigia…metto tutte le cose che mi servono nella valigia e mi accompagni dal nonno. Io non voglio … faccio veramente anche le cose che dico io … perché non ce la faccio a stare sempre in casa, non ce la faccio più a non andare al parco, non andare a scuola, non andare in piscina, non vedere gli altri, non ce la faccio più. Io me ne voglio andare di qua!”. 

L’esasperazione del bambino è grande tanto quanto il suo desiderio di uscire e di incontrare gli altri e il nonno. Il desiderio è nelle sue parole ma ancor più è nel suo corpo: si manifesta come energia e lo muove verso l’azione. Perché il bambino si possa placare è necessario che l’adulto senta, accolga e raccolga il suo desiderio e la sua energia.

Quando si racconta una fiaba al bambino bisogna innanzitutto che l’adulto l’abbia letta, compresa, sentita, amata. Soltanto così le parole assumeranno un registro affettivo e coinvolgente. Così anche per ogni altra metafora: il genitore, la madre, si innamora del gioco come strada maestra che porta alle soglie del desiderio del bambino. Ma è necessario un primo passo: se la domanda del bambino è intensa, accorata è necessario ascoltarla con la sensibilità di tutti i canali recettivi aperti, è necessario supportarla ossia permettere al bambino di raccontare fino in fondo. Dopo e soltanto dopo la proposta del gioco diventa strada percorribile e non surrogato.

Infatti, la realtà del momento ci impone tanti ” non puoi” , tanti  “tu devi” che paralizzano ed esasperano. Occorre trovare un varco, una via che permetta di raggiungere l’oggetto del desiderio: il mondo, gli affetti. Ciò che amiamo e ci manca attrae l’anima di adulti e bambini ed è per questo possibile riconoscersi nel desiderio, comprendersi nella mancanza e accordarsi sulla stessa nota per cercare insieme l’armonia. La via della metafora, la metafora di un viaggio. Un viaggio che va preparato con cura, con la complicità e l’adesione della madre. Insieme mamma e figlio possono partire, per un territorio “di mezzo”, uno spazio transizionale dove è possibile essere creativi e dar forma al desiderio. In questo “luogo” si preparano e si innamorano del viaggio, impegnano il corpo e l’energia nella costruzione: occorrono treno, valigia e oggetti del cuore. Il tempo della costruzione è un tempo di gestione del desiderio, di attesa e di preparazione al viaggio e all’incontro. Treno e valigia verranno progettati e materialmente costruiti, con il materiale che si preferisce (cartone per esempio), poi pitturati, decorati, resi belli.

La metafora però sarà il vero treno che condurrà dal nonno e la valigia lo scrigno che conterrà gli oggetti del cuore, quelle cose che il bambino sente care e buone per lui. Madre e figlio si uniranno nell’abbraccio della metafora nutriti nel corpo e nell’anima.

Così genitori e figli possono imparare ad ascoltare e supportare le domande che restano a volte congelate in questo tempo sospeso: prima il genitore che ha bisogno di contattare il proprio desiderio e la propria forza e poi genitore e bambino insieme impegnati a dare radici ed ali.

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