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C’era una volta…
una principessa promessa in sposa al figlio del re di un paese lontano. La vecchia regina, con la tristezza nel cuore, disse addio alla figlia. Come accompagnamento per il viaggio e in dote le diede: una damigella, il cavallo parlante Falada, stoffe e gioielli preziosi, e un fazzolettino con tre goccioline  del suo sangue a protezione nei momenti di bisogno.

Lungo il tragitto la damigella villana mancò di cortesia alla principessa negandole il suo aiuto più di una volta. Approfittando della sua ingenuità, con prepotenza, la spogliò dei suoi abiti e del suo prezioso cavallo, costringendola a vestire i suoi di panni. La principessa era debole e in balia della malvagia damigella. Prima di arrivare al castello la damigella aveva ordinato alla principessa di tacere sull’accaduto minacciandola di morte…ma il cavallo Falada aveva sentito tutto e non dimenticava…Arrivate al castello il principe accolse la finta principessa mentre la vera rimase all’ingresso. Allo sguardo del re, padre del principe, non sfuggì l’aspetto nobile della fanciulla. Tuttavia, a quest’ultima su richiesta della damigella fu affidato il ruolo di guardiana delle oche mentre a Falada venne tagliata la testa. Questa venne appesa sotto una porta buia: da lì passava ogni giorno la principessa triste che col suo cavallo parlava…

Nelle lunghe giornate di guardia alle oche la principessa pettinava i suoi lunghissimi capelli, scioglieva i nodi e poi con cura li intrecciava. Il re sentì parlare la ragazza col cavallo, incuriosito da lei la chiamò al suo cospetto per scoprire il suo segreto. La principessa non svelò mai nulla ma su consiglio del re raccontò alla stufa il suo tormento, il re origliò e scoprì la verità. La principessa tornò ad indossare i suoi abiti e incontrò il principe mentre la malvagia damigella, interpellata sulla pena da infliggere agli usurpatori, la scelse inconsapevolmente per se stessa.

Cari genitori,
grazie di avere iniziato questo scambio. Certamente le domande che ponete riflettono lo stato d’animo di tutti noi in questo periodo di sconvolgimento.

Vorremmo offrire piccole pillole di resilienza affinché quanto sperimentato in questi giorni di lentezza possa diventare occasione di crescita per noi e per i bambini. Ogni cosa che ci si appresta a fare nelle lunghe giornate, diventa occasione di consapevolezza: faccio poco e lo faccio con cura, con attenzione; faccio il pane e godo dell’impasto, dei suoi tempi di lievitazione, mi pettino i capelli e sto attenta a sciogliere i nodi.

Ecco per i grandi e piccini si possono sciogliere i nodi vivendo con spontaneità e consapevolezza: infatti anche i bambini, attraverso il gioco, l’ascolto delle fiabe, il compitino della maestra, possono sperimentare un tempo senza fretta che invita a gustare le cose.

Abbiamo pensato di usare una metafora per appropriarci del tempo speso adesso al fine di farlo lievitare come ulteriore crescita oggi e domani: domani quando le frontiere si apriranno e il mondo – la vita – ci chiederà cosa vogliamo fare.

In questo tempo in cui siamo lontani dal mondo, viviamo come la principessa nella fiaba “La guardiana delle oche” che vi consigliamo di andare a leggere o rileggere. Come lei – frodata dalla fantesca, sua damigella , dei suoi abiti regali, del suo cavallo parlante, del suo incontro col principe –  ci sentiamo defraudate e viviamo la nostra quarantena. Come la principessa, ci troviamo a vivere fuori da quello che credevamo il nostro regno, in una dimensione dello spazio e del tempo nuovi. Il nostro spazio diventa più piccolo, come nella fiaba per la principessa costretta a vivere da serva in un piccolo spazio di cura e di custodia delle oche. Il tempo diventa improvvisamente lento, è un tempo fatto di preparazione: “l’impasto del pastone”, nutrimento per le oche. In questo tempo lento la principessa allena lo sguardo e scioglie i nodi pettinando i suoi lunghissimi capelli, in questo tempo silenzioso e sacro di ritiro dal mondo vive la sua condizione di servitù, ma non è passiva, contatta la sua interiorità, si allena all’autodisciplina; in questo tempo lento e lungo si prepara alla sua nuova vita, fortificandosi, e diventando principessa di se stessa. Tesse il suo nuovo abito per quando riaprirà l’uscio della sua casa, per il domani che l’aspetta, per le novità che le si presenteranno vivendole. A salvarla nel tempo della solitudine è lo sguardo, la parola e il racconto. Lo sguardo del re che la riconosce, colpito dalla forza delle emozioni della fanciulla e raggiunto dalla sua grazia; la parola di vicinanza di Falada, il saggio cavallo che la richiama all’attenzione e il racconto di consapevolezza che la principessa affida al vento.

I bambini hanno bisogno di sguardo attento, di calde parole e di racconto. Tutto questo può accadere se noi adulti diamo tempo, spazio e nutrimento alla nostra anima, se sappiamo cogliere e accogliere con cura, dare senso e significato, conservando senza disperderla la bellezza che in questo tempo ci è concesso di coltivare. Con una nuova veste siamo chiamati ad affacciarci al nuovo giorno, facendo tesoro della nostra fatica.

Dada Iacono, Ghery Maltese, Mirella Spadaro

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