Il frammentarsi delle traità nella Demenza di Alzheimer. Ed io avrò cura di te: ricucire trame smarrite

ABSTRACT

 


Nell’articolo si intende rileggere il deterioramento neuropsicologico e comportamentale proprio della Demenza di Alzheimer (DA) come graduale processo di frammentazione delle traità interpersonale ed intrapersonale, individuando una possibile prassi terapeutica.
A partire da alcune storie cliniche si traccia una rilettura fenomeno- logica della DA attraverso l’applicazione ermeneutica e clinica della Teoria del Sé e della Teoria del Contatto. Si verifica, quindi, il modo in cui la degenerazione neurologica compromette il dinamismo del- la traità interpersonale sfondo-figura e come avviene la progressiva perdita della forma della traità intrapersonale. Si individua, infine, ciò che rimane come punto di forza nel paziente: la memoria corpo- rea implicita e l’intenzionalità relazionale.
Sulla base di queste acquisizioni si identifica l’essenza del lavoro terapeutico nella creazione di un Ambiente protesico che offra al paziente un sostegno minimo necessario nell’evoluzione di tale patologia e si propone una precisa prassi clinica, la cui efficacia è stata sperimentata in alcuni contesti di cura comunitari.
La creazione di un contesto di cura in grado di sostenere nel pazien- te DA il contatto con l’Ambiente e quindi la soddisfazione dei suoi bisogni, sembra essere un percorso di intervento possibile ed etico nell’intenzionalità terapeutica di ricucire trame smarrite.


In this article we intend to reinterpret the neuropsychological and behavioural deterioration of Alzheimer’s Dementia (AD) as a gradual process of fragmentation of interpersonal and intrapersonal relationships, identifying a possible therapeutic practice.
Starting from some clinical stories, a phenomenal-logical reinterpretation of AD is outlined through the hermeneutic and clinical application of Self Theory and Contact Theory. The way in which neurological degeneration compromises the dynamism of the interpersonal background-figure relationship and how the progressive loss of the form of the intrapersonal relationship taking place is verified. Finally, we identify what remains a strength in the patient: the implicit bodily memory and the relational intentionality.
On the basis of these acquisitions, the essence of the therapeutic work is identified in the creation of a prosthetic Environment that offers the patient the minimum support necessary in the evolution of this disease and precise clinical practice is proposed, the effectiveness of which has been tested in some community care contexts.
The creation of a context of care able to support in the AD patient the contact with the Environment and therefore the satisfaction of their needs, seems to be a possible and ethical intervention pathway in the therapeutic intention of mending lost threads.

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