
Ricordiamo con commozione e gratitudine la figura altissima del professore Borgna.
Grazie a Paola Argentino egli entrò molti anni fa nel giro dei prestigiosi docenti invitati ai convegni sulle tragedie greche.
Quante presentazioni di libri nostri scritte sempre con comprensione acuta e con stile impeccabile. Stavo per scrivergli proprio per una prefazione quando ho appreso la notizia.
Quello che mi colpiva era il suo prendersi cura dell’altro, così attento, così profondo, così partecipativo. La gratitudine mia e del mio gruppo per lui è tanta.
Era uomo grande ma anche umile, in una maniera davvero eccezionale.
Quale sorpresa quella volta che mi recai a Novara per una conferenza ed egli venne appositamente per salutarmi!
Quanti convegni assieme e quanti dialoghi, in cui mi diceva della sua paura che la cura farmacologica in psichiatria distruggesse la relazione e l’ascolto del dolore.
Quante cene assieme. Notavi anche in quelle occasioni la sua naturale sobrietà, la sua eleganza, la sua raffinatezza. Era un santo laico.
Mancherà la sua voce, così forte nel rivendicare la centralità della relazione nella cura. Una posizione che ha trovato nel tempo tanti oppositori.
Qualcuno scrisse un giorno sul Sole 24 ore che quelle di Borgna erano solo parole. Certo, è più semplice considerare i pazienti macchine che si sono guastate invece che essere umani travolti dal dolore.
Ecco, questo era Borgna.
Che la sua voce non si spenga.
Che l’ascolto del paziente o, meglio, dell’altro tout court rimanga il suo messaggio.
L’ascolto gentile, che lui incarnava. Perché prendersi cura è la santità dei nostri tempi.
Giovanni Salonia e l’Istituto di Gestalt Therapy GTK