Istituto di Gestalt Therapy HCC Kairòs
Formazione in Psicoterapia dal 1979

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SEDI RICONOSCIUTE DAL MIUR     VENEZIA | ROMA | RAGUSA
Prima Scuola di Specializzazione in Psicoterapia della Gestalt in Italia
direzione :      
IL MODELLO TEORICO

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Il modello terapeutico della Gestalt Therapy mira alla crescita della persona e alla sua competenza relazionale.
Interesse della Gestalt Therapy (GT) è l’analisi della struttura della crescita intesa come costruire, attraverso un processo di confronto critico, una nuova integrazione tra Soggetto e Ambiente, la crescita avviene attraverso i contatti con l’ambiente. Ogni contatto implica una fase conflittuale nella quale gli equilibri esistenti entrano in crisi (conflitto tra “vecchio” e “nuovo”, tra Organismo e Ambiente) ed una fase costruttiva, nella quale si perviene ad una nuova sintesi (cfr. la “fusione degli orizzonti” di H.G.Gadamer). Se questo travaglio si interrompe o viene precocemente evitato, la persona blocca o riduce la propria crescita. Nella GT la psicopatologia viene, quindi, letta come un blocco della crescita. Già negli anni quaranta, la GT punta sulla “costruzione reciproca di un significato” all’interno della relazione terapeuta-paziente.

Qualità che caratterizzano a livello teorico e clinico la relazione nella GT:

  1. La presenza.Il terapeuta, pur sostenuto da orientamenti diagnostici, si centra sulla relazione che si costruisce tra la presenza sua e quella del paziente. L’attenzione rimane focalizzata sul modo in cui egli sente presente se stesso e il paziente e sul modo in cui ad un tratto qualcosa interrompe il fluire della relazione. Quando emerge un blocco relazionale che diventa il qui-e-adesso della cura.

  2. I Vissuti Corporeo-Relazionali. In GT la relazione si declina nei vissuti del terapeuta e del paziente. Il ‘cosa sente’ - sia del paziente che del terapeuta- ha sempre un dato corporeo e una direzione relazionale. Il lavoro terapeutico è attento agli schemi cognitivi, alle emozioni, al corpo e alle relazioni. Diventarne consapevoli e focalizzare i modi e i tempi in cui tali vissuti si bloccano e si interrompono è il compito della terapia.

  3. L’intenzionalità relazionale. L’episodio di contatto altro non è che il dispiegarsi di un’intenzionalità di contatto del soggetto che si intreccia con quella dell’altro. Assumere l’intenzionalità relazionale come chiave ermeneutica trasforma ogni sintomo in ricerca, fallita ma non dismessa, dell’altro. Solo se il terapeuta sarà sensibile e attento al fremere dell’intenzionalità di contatto del paziente anche nella situazione di maggiore sofferenza potrà offrirgli la possibilità di ritrovare l’energia e la direzione necessari per un contatto pieno.

  4. Il confine di contatto. La relazione per la GT si concretizza nel focalizzare quello spazio preciso in cui O e A, nella fattispecie terapeuta e paziente, si incontrano. Può essere pensato come il confine di contatto (una “traità”), uno spazio dinamico-relazionale che si costruisce di volta in volta quando l’O. e l’A. si incontrano. Le domande che attraversano la seduta sono: quali vissuti stanno circolando tra di noi? Come e quando i rispettivi vissuti sembrano non autoregolarsi reciprocamente? Quale il senso relazionale dei vissuti percepiti non congruenti? Tale focus si differenzia dall’empatia centrata sui vissuti dell’altro o dall’analisi transferale della relazione, perché punta a fare emergere quel che sta accadendo tra i due a livello di vissuti reciproci. Quando il terapeuta e il paziente sperimenteranno al confine di contatto reciprocità di integrità e di spontaneità, la relazione terapeutica avrà raggiunto la sua meta, diventerà sfondo ed emergerà come figura nitida e pregnante la relazione tra compagni di viaggio.


Giovanni Salonia