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“INTERESSATI” E “INTERESSANTI”
FINO ALL’ULTIMA FASE DEL CICLO VITALE
PRINCIPI DI PSICOTERAPIA DELLA GESTALT E SENESCENZA
Quando si pensa alle varie fasi del ciclo vitale ci si sofferma molto sull’infanzia, sull’adolescenza, sull’età adulta e molto meno sull’età senile, considerata solitamente come un periodo poco produttivo della vita e caratterizzato dal declino psico-fisico. Sarebbe più giusto, invece, guardare alla vecchiaia come ad un momento in cui l’essere umano dispone delle risorse e delle ricchezze accumulate in tutta l’esistenza e reclama un riscatto, inteso come il potersi guardare tutto insieme per quello che è stato ed è. Nella mia tesi ho cercato di esaminare alcuni principi della Gestalt, calandoli nel vivo della pratica clinica. Nello specifico ho posto l’accento sull’importanza della relazione, sulla necessità per l’anziano di sentirsi interessato/interessante, sulla teoria del sé adattata ai cambiamenti psico-fisici dell’età senile e sull’esperienza del dolore nelle ultime fasi della vita.
Nella Residenza Socio-Sanitaria Assistenziale (R.S.S.A.) in cui lavoro ho la possibilità di verificare quotidianamente quanto la relazione sia il fulcro non solo del lavoro ma dell’esistenza umana. Èla relazione che fa la differenza. È la costruzione di relazioni che fa sì che un paziente possa accettare di vivere in una struttura e in una casa che non è più quella che fino a quel momento è stata; è tramite sane e solide relazioni che ospiti con disturbi comportamentali riescono a contenere l’agitazione. Accosto alla centralità della relazione un altro principio affascinante della Gestalt: il valore antropologico e terapeutico del sentirsi interessati e interessanti, concetto che credo essere quanto mai opportuno e utile nell’approccio con il paziente anziano. Ogni giorno la persona che invecchia cerca di dare senso alla propria esistenza; lotta contro quel senso di disperazione, di attaccamento ad un nostalgico passato, di apatia e disinteresse che molte volte può derivare dalla perdita della speranza nel futuro, in quell’avvenire che se n’è andato “come il vento che gonfia le vele”. Per loro quindi provare ancora interesse e curiosità per qualcosa o percepire che qualcuno è coinvolto da quello che dicono, pensano e fanno è fondamentale, rappresenta la motivazione ad andare avanti, l’energia vitale. Polster diceva che lasciarsi coinvolgere dal racconto del paziente, offrirgli la trama perduta, ripristinare il suo interesse per la vita: questo rappresenta l’amore terapeutico. E Nietzsche sostiene che: “negli uomini e nelle donne vi è una motivazione addirittura più forte dell’amore, dell’odio e della paura: quella dell’interesse”.
                                                                                                 Dott.ssa Francesca Carico

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