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La storia delle psicoterapie e la nascita di nuovi modelli epistemologici ci dice molto sulla influenza che i cambiamenti sociali hanno sull’emergere di nuove patologie. I pazienti cambiano e conseguentemente cambiano anche i modelli di cura. Nello sviluppo del concetto di relazionalità della Gestalt Therapy (GT), il nostro Istituto ha sviluppato e portato avanti, come chiave di lettura del rapporto società/individuo, i diversi e complessi modi in cui stiamo nelle relazioni. 
Il direttore scientifico dell’Istituto, Giovanni Salonia, focalizza da anni l’attenzione su quello che definisce “modello relazionale di base” (MRB), per cui la società si modifica e dà priorità all’individuo o alla comunità a seconda del contesto e dei bisogni emergenti (guerra, fame, epidemie, etc.). I modi di relazionarsi dei soggetti, cioè, rispecchiano sempre il tempo in cui si vive. Se ci guardiamo intorno, l’uomo di oggi è immerso in un generalizzato senso di smarrimento che lo porta a vivere il futuro, il lavoro, le relazioni come incerte, a vivere un senso di confusione nel quale sente che gli mancano punti di riferimento e nello stesso tempo gli viene richiesto in maniera sempre più pressante di essere grande, di saper
fare da solo. […]
È una società – questa postmoderna – dai confini sempre più indefiniti, insicuri ed incerti, che dà necessariamente vita a soggetti sempre più indefiniti, insicuri ed incerti, che incontrano non poche difficoltà nella loro naturale ricerca di felicità. È la società tutta che potremmo oggi definire ‘borderline’ perché i soggetti, il ciclo di vita, le relazioni stesse sono sempre più caratterizzati da confini e contorni instabili ed incerti. Pertanto, la sfida che oggi si pone per tutti gli approcci psicoterapici, e per la GT in particolare (che dà, appunto, una particolare rilevanza al contesto), è trovare nuove modalità di comprensione del disagio e nuove modalità di intervento clinico per i borderline.
Valeria Conte

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