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Rivista versione cartacea € 38
Rivista versione ebook € 23

GTK8 ricomincia dal corpo, ed è certo una buona notizia. Non per una banale questione di moda. Ricominciare dal corpo significa tentare di porre su basi diverse una questione ormai classica nel campo della psicoterapia. L’interrogativo potrebbe formularsi così: c’è un modo specifico, tipico della Gestalt Therapy, di pensare il corpo e di trattarlo clinicamente? Il merito di questo numero è quello di tentare un chiarimento monografico su una domanda così importante. Perché si fa presto a dire ‘corpo’, ma corpo si può dire e si dice oggi in molti modi. Confrontarsi da gestaltisti con questa polifonia delle voci e degli sguardi odierni sul corpo è in fondo il filo rosso di questo numero di GTK.

Già a partire dalla lunga intervista di Antonio Sichera a Giovanni Salonia, dove vengono affrontati i nodi più consistenti di una nuova visione della corporeità: una visione autenticamente gestaltica in senso ermeneutico, clinico, evolutivo e politico. La centralità dei concetti di motion e di engagement in una concezione aderente ai principi fondativi della Gestalt, dove il corpo non sia una realtà mossa dall’interno, ma dotata di una propria logica, è il cuore del saggio di Peter Philippson, uno dei maggiori teorici odierni sul piano dei rapporti tra corpo e GT. Delle memorie semantiche profonde discute con la consueta professionalità e competenza Anna Fabbrini, mentre il saggio di Simona Gargano prende di petto il trauma, il ruolo del corpo, nonché lo specifico gestaltico nell’affrontare la ferita profonda che il trauma infligge al corpo, costretto ad accusare il colpo, come ci ha insegnato Van der Kolk. In questo contesto, il lavoro di Valeria Conte, che battendo sugli stessi tasti chiarifica il gioco tra corpo e relazione in Gestalt Therapy, rappresenta un passaggio teorico decisivo del numero.

Sul corpo e il morire lavora con grande esperienza clinica Paola Argentino, proponendo un modello gestaltico di accompagnamento della fine, profondamente diverso da quello notissimo di Elizabeth Kübler-Ross. In sintonia con l’idea gestaltica di una considerazione aperta e realistica del possibile, a partire dalle percezioni organismiche del mondo, Joseph Melnick presenta in questo numero di GTK il modello Cape Cod del Gestalt Center of Massachusetts, mentre il concetto di possibilità, nel contesto del grande tema dell’intelligenza artificiale (in confronto all’intelligenza naturale) è sviluppato da un pensatore sensibilissimo ed esperto di questi temi come Giorgio Bonaccorso. Una lettura ‘corporea’ del Canto notturno e un resoconto vivace e dettagliato dell’EAGT Conference di Budapest 2019 (oltre alla solita rubrica di recensioni) completano il numero.

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