Appellarsi alla propria coscienza richiede, quindi, delle puntualizzazioni ben precise che costituiscono requisiti di base – condizioni sine qua non – di un discorso sulla coscienza. Sono necessari – in altre parole – percorsi di centratura su di sé (‘concentrarsi’ direbbe F. Perls). Paradossalmente ci si può appellare alla coscienza – «Questo è quello che mi dice la mia coscienza» – solo quando si è diventati consapevoli del rischio, mai esorcizzato del tutto, di “illudersi su se stesso” (risuona l’agostiniano “quaestio magna factus sum mihi”) e si è sperimentato “soi-même comme un autre” (P. Ricouer). Come da tempo sostengono i terapeuti della Gestalt (e adesso viene condiviso anche da psicoanalisti), si ascolta la propria coscienza se si è in ascolto del proprio corpo (che è, in ultima analisi, il luogo meno conosciuto e più genuino della nostra autenticità). «La coscienza non è una questione dell’anima – ha scritto il liturgista Bonaccorso – ma un modo di essere del corpo». L’eventualità di una coscienza erronea conduce ad uno snodo decisivo: come prende forma la coscienza? La coscienza si forma nel tempo e nell’intersoggettività. Sono necessari anni (circa tre) perché un corpo di bambino immerso in corpi umani possa “arrivare a se stesso” (Heidegger), “dare del tu a se stesso” (Kierkegaard), “raccontarsi” (Stern), dire “Io” e iniziare il cammino di poter rispondere delle proprie azioni (respons-abilità). I bambini – si sa – prima di aver ricevuto un’educazione formale, reagiscono spontaneamente contro l’ingiustizia. Essi dicono un sì spontaneo a ciò che è buono e vero, prima di qualsiasi azione educativa. La coscienza anche se innata emerge progressivamente: ha bisogno di altri umani. Come l’esperienza dei bambini “selvaggi” ci mostra, per diventare umani bisogna avere/essere un corpo umano e crescere tra umani. Per la coscienza, come per il pensiero, si dovrà allora riformulare l’assioma cartesiano in: “cogito ergo sumus”. Ad essere umani, pienamente umani, si apprende, e si apprende dagli umani.

Giovanni Salonia, Il generale Amore, il colonnello Libertà, in Messaggero Cappuccino- Maggio 2018, pp.10-11