Ecco dunque che prendere l’oggetto-violino è un gesto identitario che dà accesso a un’esperienza espressiva del Sé in contatto con l’A. La FHD, in quanto postura antalgica e blocco muscolare-emozionale, ci dice dell’interruzione di un gesto preciso in una relazione precisa. Coerentemente con questo, abbiamo dato attenzione al blocco corporeo-relazionale nel qui-e-ora con il terapeuta, attraverso cui rintracciare i gesti corporeo-relazionali mancati e/o attesi. La sperimentazione, la percezione del proprio corpo, delle proprie esperienze, ha una funzione di rivelazione. La fiducia nel sentire corporeo, secondo la prospettiva fenomenologica, per cui il corpo è l’oggetto immediato della coscienza e diventa l’intermediario tra sé e il mondo, è una delle condizioni preliminari da favorire e da ripristinare in tutto il corso dell’esperienza terapeutica con il musicista affetto da FHD. Il contesto in cui il corpo maggiormente si viene a

identificare come figura principale della scena è il vissuto di dolore/disagio, che tendenzialmente richiama con insistenza l’attenzione su di sé, relegando le cose del mondo in uno sfondo indistinto. È importante quindi considerare l’indagine del corpo sensibile del musicista come la via privilegiata per la comprensione dei sintomi e della sofferenza in generale e per impostare un percorso terapeutico adeguato al paziente. L’approccio relazionale e dialogico fornisce un ground di sostegno nel quale il performer viene incoraggiato a esplorare e a valutare la propria esperienza soggettiva.

Giovanni Turra e Elena Ponzio, Il crampo del violinista. La Gestalt Therapy nel trattamento della distonia focale alla mano del musicista, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 78-79