Il corpo, tuttavia, non è solo la via attraverso cui entriamo in contatto con il mondo: è il luogo dove sperimentiamo i nostri limiti. Attraverso il corpo, dunque, manifestiamo il desiderio di relazione, che implica il riconoscimento e la differenziazione dell’altro, e nell’assoluto rispetto della dignità dell’altro facciamo emergere anche un’istanza etica. Il corpo interviene nel mondo trasformando le cose in utensili per sé e con questo intervento, verificando ciò che può fare, dischiude la dimensione dell’avvenire e rende il mondo a sua immagine, mondo che dal canto suo accoglie i significati ‘umani’. Il corpo è espressione per eccellenza della soggettività, è il ‘modo’ della separazione con il mondo, separazione che, all’interno di un processo temporale progressivo, porta ad essere-pienamente-nel-mondo e alla casa come domicilio, perché per esistere – come per morire – è indispensabile avere un corpo proprio in cui ‘essere’ e un luogo proprio per non essere solo un insieme di ‘aspetti smarriti’ di una unità smembrata e sfaldata. Deve aprirsi, allora, uno spazio, ‘la fenditura normale e necessaria’, una ‘rottura’, che permetta un confronto, una integrazione diversa delle parti, una strutturazione in funzione di una nuova globalità. L’identità, che implica una relazione con l’altro, il ‘mit’. La mediazione per vivere e realizzarsi, necessita un’estensione, un territorio la cui frontiera indica la proprietà: l’esistenza di uno spazio proprio, che esige ‘garanzie formali e giuridiche’. Solo così essere-nel-mondo significa abitare il mondo ed averlo come luogo di abitazione, anziché come assedio. Solo correndo verso il mondo il corpo può prendersi cura di sé, può soccorrersi ed in questo senso esso è sempre fuori di sé, intenzionalità, trascendenza, apertura originaria, progetto e perciò proiezione futura. Abitare questo mondo è ‘sentirsi a casa’, ospitati da uno spazio che ‘non ci ignora’.

Giovanna Giordano, La casa, l’ambiente non umano e i pazienti gravi. Un contributo teorico-clinico nell’ottica della psicoterapia della Gestalt in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 255-256