La demenza di Alzheimer è una malattia erosiva: erode le trame che intessono il tessuto neurobiologico e relazionale annientandone le connessioni e frammentando lo spazio dell’incontro poiché salta l’immediata intellegibilità dello sfondo condiviso. Ed è proprio da questo spazio dell’incontro, da questa traità corporea che la cura deve iniziare andando verso il paziente con l’intenzionalità di co-costruire il confine di contatto, «accettando la sfida di incontrarlo lì dove lui si trova». […]Un’esperienza tipica dell’incontro al confine di contatto con le persone DA è il senso di indefinitezza, imprevedibilità e precarietà. «Della persona che si avvicina non si sa dove si trovi, cosa stia percependo, con quali eventi incompiuti si stia confrontando, quali siano i bisogni attuali, trovandosi nella tragica impossibilità di comunicarli, quando anche ne fosse consapevole». Ci si trova di fronte ad un corpo che si esprime al di là della consapevolezza, ad un’identità smarrita e all’inafferrabilità dell’esperienza soggettiva. Assumere la centralità del corpo come luogo dell’interazione Organismo/Ambiente, della memoria e dell’intenzionalità di contatto nell’attualità dell’incontro, secondo la Gestalt Therapy, guida i tentativi di entrare in relazione con il paziente DA e offre coordinate chiare alla prassi clinica.

Grace Maiorana e Barbara Buoso, Il frammentarsi delle traità nella Demenza di Alzheimer. Ed io avrò cura di te: ricucire trame smarrite, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 29-30