L’altro, il nuovo, il diverso, mette in discussione a tutti i livelli, dalla relazione duale ai processi sociali più ampi. Mette in discussione i presupposti che diamo per scontati nel nostro quotidiano procedere, l’ordine sociale che ogni società si dà. Cos’è l’ordine sociale, la struttura di una società? È il risultato di tagli ed esclusioni. Tagli di possibilità, di modalità relazionali, sociali, del pensare e del sentire. Ma è anche guida, suggerimento, codificazione. Per evitare il caos delle molteplici possibilità o del nulla umano, per avere dei punti fermi che consentano la vita. […] La prospettiva etnopsichiatrica, con il suo interrogare gruppi e società, parte da un livello macro, da una dimensione politica, andando solo successivamente a un livello relazionale e personale. Per noi questo stesso processo può essere bidirezionale. Sappiamo che nella psicoterapia della Gestalt l’attenzione al contesto è sempre stata presente, fin dalle origini. La consapevolezza si configura non solo come consapevolezza della relazione ma come consapevolezza del campo allargato. Il rapporto con la novità non determina solo la crescita al confine di contatto duale, ma riguarda tutta la società, le società, l’essere messi in discussione da chi arriva da fuori ed è esterno ed estraneo.
Michela Gecele, Intersezioni. La Terapia della Gestalt incontra l’etnopsichiatria, in GTK 5, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2014, pagg. 38-39