Guardando al dolore in termini gestaltici, abbiamo adottato due chiavi di lettura: la dinamica figura-sfondo e le funzioni del Sé. Cosa cambia nella relazione figura-sfondo? Quali nuovi bisogni compaiono? Quali ruoli vengono messi in crisi? Quali strategie e scelte si possono agire? Queste le domande da cui siamo partite. Ciò che diventa figura in maniera pressoché totalizzante è il dolore (in particolare l’esperienza soggettiva), che da evento potenziale emerge prepotentemente quale figura del campo. Si assiste ad una ipersensibilizzazione verso le sensazioni di sofferenza e al contempo ad una scarsa ricettività verso altre stimolazioni (funzione-Es). I bisogni si confondono. Questa risposta – inizialmente una naturale reattività del Sé all’esperienza di dolore – si trasforma in danno nel momento in cui il dolore stesso da evento di transizione si cristallizza, impedendo al processo figura-sfondo di evolversi e chiudersi. Quanto descritto, in modo analogo, avviene per gli altri aspetti del Sé. La persona prova un senso di smarrimento, dovuto ad un indebolimento della capacità di definizione di sé e dei propri ruoli. Il rischio è che vi sia una minore capacità di distacco dalla percezione della sofferenza e una minore capacità di recupe-rare un senso di continuità e di integrità rispetto all’esperienza di sé (funzione-Personalità). Infine, le capacità di alienazione e di identificazione, di scelta e azione (funzione-Io) risulterebbero offuscate, con conseguente ‘ancoraggio’ all’evento doloroso e inabilità ad aprirsi verso nuove esperienze.

Anna Cò e Annalisa Marinoni, Affrontare il dolore con un bagaglio di leggerezza, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pagg. 90-91