La prima domanda che emerge è proprio la più semplice: vistala sfiducia nei confronti dell’Ambiente, come mai il narcisista va in terapia? Certamente non è per lui una decisione facile. Ricordo la risposta di un narcisista cui venne proposto molti anni fa di venire in terapia da me: «Ce ne vorrebbero dodici di Giovanni Salonia per curarmi!». Dentro quella che potrebbe sembrare una risposta orgogliosa è nascosta la disperata solitudine e il grande dolore del narcisista: «Soffro ma nessuno è in grado di prendersi cura di me». In modo poetico, Ovidio ci spiega perchè il dolore è l’opportunità (sprecata) di guarigione per Narciso: «Et lacrimis turbavit aquas […] ‘Quod refugis?’ […] clamavit». Quando piange, le sue lacrime increspano il velo dell’acqua e per un attimo scompare la sua immagine riflessa. È il dio Kairòs che passa: Narciso potrebbe in quel momento comprendere che si tratta solo di un’immagine, potrebbe accorgersi dell’inganno… è un momento kairotico, un’occasione! Ed invece… «non tulit ulterior»: invoca la sua immagine, poi aspetterà che le acque si ricompongano perché essa riappaia. E tale rimanga, finché non si ricongiungerà al suo corpo in un bacio mortale. Il dolore – frutto spesso della depressione dovuta all’insuccesso professionale o affettivo (per il maschio) o agli attacchi di panico (per la donna) – è la grande occasione perchè il narcisista prenda in considerazione l’ipotesi di andare in terapia. Ma andare in terapia – lo vedremo – non implica… il diventare paziente.

Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 169