Che la prospettiva femminile sulla vita e sulla politica sia qualitativamente differente (non migliore, ma necessaria e insostituibile!) da quella maschile è raccontato, in modo simpatico, da una ricerca della Gilligan che rilegge Kohlberg. Si chiede ad un maschietto e ad una femminuccia di circa undici anni di dare una soluzione ad un problema morale. Un certo Heinz deve decidere se può rubare un farmaco per salvare la moglie, visto che non ha soldi per comprarlo. La visione del maschietto, Jacke, è lineare: può rubare perché la vita della moglie vale più dei soldi. Anche un giudice – sostiene – sarebbe d’accordo sul fatto che in questo caso rubare è la cosa più giusta. Più complessa la risposta della femminuccia, Amy: non è giusto rubare, potrebbe farsi fare dei prestiti. Se poi scoperto – aggiunge – va in carcere e la moglie resta sola. La cosa migliore – secondo lei – sarebbe parlarne: se Heinz e il farmacista si fossero messi a dialogare con pazienza, avrebbero trovato qualche soluzione. Jacke, in pratica, vede solo un conflitto tra diritto alla vita e diritto alla proprietà privata (in termini di vincitore e vinto), Amy vede la lacerazione di un rapporto che deve essere ricucito attraverso una trama di comunicazione. Da un lato la fiducia nella legge, dall’altro la fiducia nella parola e nei rapporti: la giustizia maschile o la cura femminile. Quale sarà la migliore delle due?

Giovanni Salonia, La grazia dell’Audacia. Per una lettura gestaltica dell’Antigone, ed. Il Pozzo di Giacobbe, Giugno 2012, pagg. 29-30