Nel  momento in cui si vede il proprio padre come fratello, si avverte una solitudine senza ritorno, non ci si sente più protetti sul serio da nessuno su questa terra; si viene ricondotti all’ansia e alla paura della propria unicità. Solamente attraversando questi vissuti è possibile, paradossalmente, diventare liberi e sentirsi responsabili del senso e della realizzazione della nostra vita, assumere in prima persona il peso delle nostre infelicità e delle nostre delusioni, della nostra solitudine e dei nostri fallimenti. Quando ci lamentiamo, accusiamo, deleghiamo, colpevolizziamo gli altri, diamo loro la responsabilità del nostro malessere, ma, contestualmente, consegnamo loro anche il potere di cambiarci. In altre parole, siamo ancora dentro la dipendenza. Un segno chiaro della maturazione interiore è il rinunciare ad usare giustificazioni, anche legittime: scegliere di trasformare il “se” in “nonostante” e di portare avanti, di conseguenza, il proprio progetto di vita, la propria fedeltà.

Giovanni Salonia, Kairòs – Direzione Spirituale e Animazione Comunitaria, EDB, Bologna 2006, pag. 69