Nel processo di cammino dalla rivalità all’alleanza fraterna, la curiosità e la spinta ed il movimento verso l’altro rappresentano una scommessa difficile che influirà poi, nella vita adulta, sulle modalità di relazionarsi e di fare contatto con l’altro diverso da sé. Nelle esperienze relazionali tra fratelli, si apprende come vivere e sperimentare in un contesto orizzontale il proprio potere personale, i propri limiti, il misurarsi con l’altro, il fare i conti con i diritti affettivi di un altro. Il legame tra fratelli, nato dal rifiuto e dall’odio, può fare germogliare, crescere e consolidarsi una forma di scambio e patto sociale fondamentale per la maturazione psichica: il riconoscimento dell’altro, la creazione e lo sviluppo dei legami sociali nella polis. Si realizza così una nuova strada, che è il superamento della ferita narcisistica: dare un fratello a Narciso. In tal senso la relazione fraterna non può che essere una ricchezza, un dono, ed una modalità orizzontale dell’esser-ci con che può assurgere a modello sociale: un modello fraterno alternativo a quello verticistico. Accettare di essere fratelli significa rinunciare ad ogni illusione di autosufficienza ed approdare alla consapevolezza dell’interdipendenza del bene comune. La fratria è occasione per crescere, è un prezioso terreno di esperienza dell’uguaglianza e della diversità anche attraverso la sofferenza del non capirsi per niente, è disponibilità a camminare insieme per le strade del mondo e andare verso il mistero altro da noi stessi con coraggio e speranza. L’accoglienza del fratello, l’incontro con ogni tu, diventa pienezza di vita: solo da fratelli si trova il senso e la direzionedelle nostre relazioni ‘liquide’.

Paola Aparo, Oltre l’edipo, un fratello per narciso, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pagg. 53-54