I veri cambiamenti necessitano di un lungo travaglio interiore e devono partire dalle radici della persona. Il cambiamento facile è il fraintendimento a cui è esposto l’innamoramento. Ricordiamo Lewis: «L’eros è spinto a promettere ciò che l’eros, di per sé, non può portare a compimento». Ecco perché l’ex-innamorato ha la sensazione che, finendo l’innamoramento, egli venga nuovamente denudato. Ricacciato, cioè, nella depressione, nel vuoto, nelle paure che aveva prima di innamorarsi. «Tereza – ha scritto Kundera – era andata da lui (Tomáš) per fuggire dal mondo della madre dove tutti i corpi erano uguali. Era andata da lui perché il suo corpo diventasse unico, insostituibile. E lui adesso aveva tracciato un segno di uguaglianza fra lei e le altre: le baciava tutte allo stesso modo… non faceva nessuna, proprio nessuna differenza tra il corpo di Tereza e gli altri corpi. L’aveva nuovamente mandata nel mondo dal quale lei aveva voluto fuggire». Nella fase del dopo-innamoramento non cambia solamente l’immagine che l’ex-innamorato ha di sé stesso, ma anche quella del suo partner: le stesse qualità che prima entusiasmavano ora deludono. Prima, lui sembrava un uomo forte che dava sostegno; adesso, appare paternalista e soffocante. Prima, lei era bella nella sua debolezza; dopo, diventa ossessiva nel suo appoggiarsi. È importante oltrepassare la strada delle accuse o dei rimpianti («La colpa è tua!», «Perché non mi ha detto di sì?» «Perché tra tanti uomini migliori ho scelto proprio te?», ecc.) e quella dell’ambivalenza («Amore, amore / come sempre – canta Cardarelli – vorrei coprirti / di fiori e di insulti»), per approdare ai nuovi lidi cui ci indirizza il post-innamoramento.

Giovanni Salonia, Sulla Felicità e dintorni. Tra corpo, parola e tempo, Ed. Il Pozzo di Giacobbe, pag. 141