È attraverso il cambiamento dell’adulto che è possibile per il bambino riprendere quel filo interrotto e ritrovare la ricerca della felicità nella propria esistenza. La possibilità di riprendere lo sbocciare del proprio desiderio, di sentirlo nascere e crescere dentro come forza positiva, è data dalla necessità di riprendere quel bacio tanto atteso, riprenderlo nel dolore di non averlo avuto, nella possibilità di poterlo rivivere e completare. Per l’adulto la difficoltà di re-imparare un registro di calore è alla base di ogni processo terapeutico. In questo modo anche per il bambino è possibile scoprire il fluire del desiderio e la leggerezza della crescita. Così il pensiero felice diventa finalmente la capacità di dare un volto all’Isola-che-non-c’è (la mamma, l’abbraccio, il bacio) e diventa la possibilità di sperimentare la pienezza della vita. Soltanto la consapevolezza corporea del corpo amato e accudito può far sì che il vero pensiero felice sia avere un corpo consapevole che sappia muoversi nel mondo, perché custodisce la “casa interiore” fatta di tutta la fiducia e di tutto il calore ricevuti. Un corpo che, se ferito, ritrova il piacere di essere toccato dall’abbraccio dell’altro, che impara ad aumentare il coraggio per sentire l’eccitazione, senza dover temere di essere deluso, che compie le proprie esperienze nella fiducia e nella sicurezza, all’interno di relazioni forti, significative, nutrienti, capaci di accrescere la personalità del bambino. «Ci salvano solo le relazioni autentiche l’altro è sempre l’“oltre” che mi rimanda a mondi inesplorati della mia umanità» (Salonia, 2011c, 106).

Dada Iacono – Gheri Maltese, Verso un nuovo pensiero felice, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015b, pagg. 70-71