In primo luogo, lungo tutto il dipanarsi della storia, resta una costante il rapporto superficiale e privo di vera intensità relazionale tra “questa” madre e “questo” padre. Mrs. Darling è una donna dal cervello vuoto, senza contenuto. La sua è una «romantic mind» (p. 1), che, denunzia una preoccupante leggerezza. D’altro canto, George Darling è un padre privo di ogni consapevolezza del proprio ruolo. La sera della fuga dei suoi tre bambini egli si lamenta con Michael perché non prende la medicina, ovvero non si comporta da «uomo», ma poi si rivela debole e bisognoso di coccole, attento solo alla propria immagine davanti alla famiglia riunita. Né si smentisce quando, apparentemente colpito e umiliato dal proprio comportamento nei confronti di Nana, in realtà cerca l’approvazione della folla che lo porta in trionfo, mentre nega categoricamente alla moglie di prendere piacere da tutto questo: «‘You are sure you are not enjoying it?’ ‘My love’». Tra George Darling e la moglie vige solo il regime di una ammirazione ipocrita e priva di ogni sostanza di autentico sentimento, mentre il modo di affrontare la questione della generazione dei figli è tra di loro essenzialmente economico: i bimbi si contano come i cavolini; i figli si tengono o meno in base alle disponibilità finanziarie della coppia. Barrie ci rappresenta insomma, con una notevole dose di amara ironia, il prototipo di una coppia inglese di fine Ottocento, costruita sulla mera immagine di un reciproco rispetto e fortemente preoccupata solo della fortuna economica della famiglia.

Antonio Sichera, Le venti parole di Peter Pan, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita. Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015, pp. 52- 53