Può accadere che, perdonato l’autore delle proprie ferite, l’uomo in crisi si avventi contro se stesso, lasciandosi avvolgere dalle nubi della depressione, attardandosi in pensieri di rimpianto, attribuendosi impietosamente la colpa di quanto è accaduto.
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Foto di Paolo Bacchiocchi
Quella della depressione è la fase nella quale si reagisce alle ferite in maniera colpevole, divenendo così ancora più vulnerabili alla ferite stesse. Si innesca, non di rado, un perverso circolo vizioso per il quale più ci si sente in colpa, più si sbaglia e più il sentimento di colpa aumenta. Questa volta, per uscire dallo stallo, occorre imparare a perdonare se stessi, andando al di là dei propri sbagli e provando a cambiare ciò che è possibile cambiare. Alla fine l’uomo in crisi, che ha saputo con pazienza perdonare e perdonarsi, arriva a intuire che la ferita accettata può diventare per lui una insperata occasione di crescita, una possibilità nuova di apertura all’altro, al futuro e alla propria storia. Ciò che prima provocava paura e ansia, viene adesso rivisitato in una prospettiva diversa, che permette di guardare alla vita in maniera aperta e costruttiva.
Giovanni Salonia, Odòs, la Via della vita. Genesi e guarigione dei legami fraterni, EDB, Bologna 2008, pag. 139