La GT ci insegna in questo che, all’inizio di ogni coppia, c’è da parte di ciascuno dei due partner un movimento di reciproco orientamento dell’uno verso l’altro. «A dispetto di tanti luoghi comuni, per i quali ‘l’amore è cieco’ e ‘al cuor non si comanda’, la scelta del partner scaturisce da processi fisiologici fortemente connessi alla storia personale e familiare di un individuo»1. Nel mistero dell’incontro si pone lo sguardo sull’altro e ci si accorge di essere visti dall’altro in modo unico. Nello spettro dei sentimenti che si rifrangono nello sfondo delle dinamiche di coppia, la vergogna, come vedremo, trova il suo spazio e la sua variabile intensità nell’arco dell’intero ciclo vitale della coppia. Se provassimo ad adottare una prospettiva gestaltica nella comprensione dell’espressione della vergogna nella coppia, scopriremmo che tale affetto è una cosiddetta ‘esperienza di confine’: un sentimento che emerge al confine di contatto cocreato dai due partner. Allo stesso tempo i suoi modi e la sua intensità cambiano al variare del tempo vissuto nel ciclo di vita della coppia. A tal proposito, in una mia recente pubblicazione affermo che l’emergere della vergogna segue andamenti e trova significati differenti in relazione alle fasi del ciclo di vita che la coppia sta vivendo. Se guardiamo infatti al binomio formato dalla vergogna e dal tempo, scopriamo che esistono tante modalità di espressione della vergogna quante sono le stagioni di maturazione della coppia . L’emergere di questo sentimento segue quindi un preciso andamento e trova significati diversi in relazione alle fasi del ciclo vitale della coppia.
Daniele Marini, La vergogna nella coppia: un appello all’intimità, in GTK 4, Rivista di Psicoterapia, Dicembre 2013, pagg. 125-126