La comunità terapeutica, come viene efficacemente dimostrato nel testo che presento, svolge il suo compito diventando innanzitutto “altro significativo” che riapre il cammino interrotto dal bisogno al desiderio: diventa qualcuno che si prende cura in modo strutturato, puntuale, rigido, sicuro, in vista di ricreare una Archè-Aida che faccia emergere l’Aida-intrapersonale.  E’ importante, inoltre, che la relazione venga focalizzata non in se stessa ma in quanto grembo nel quale riscoprire il proprio corpo e i propri vissuti relazionali. Una relazione terapeutica, individuale o comunitaria, che non punti all’arrivare a se stessi, a “dare del tu a se stessi” si rivelerà, a lungo andare, insufficiente e inappropriata. Se restare fissi nel registro del bisogno (e della dipendenza) rimanda all’interruzione di un cammino di crescita e scoperta di se stessi e dell’altro, è necessario, a livello clinico, individuare quando e come questa interruzione è accaduta.
La Psicoterapia della Gestalt – orizzonte di riferimento dei contributi descritti nel presente libro – ha mostrato come il momento preciso in cui tale percorso si è interrotto determina disturbi relazionali differenti e richiede differenti progetti terapeutici.

Giovanni Salonia, Presentazione, in La relazione assoluta. Psicoterapia della Gestalt e dipendenze patologiche, a cura di Giancarlo Pintus e Maria Vittoria Crolle Santi, ed. Aracne, pp. 25-26