Lo dicevamo: l’essere sobri accade. Descriviamo, allora, alcuni percorsi che alla sobrietà approdano. “Nessuna persona può maturare in una felice sobrietà se non è in pace con se stessa”: con questa folgorante affermazione dell’enciclica Laudato sì (225) sono evidenziati due punti fondanti ogni discorso sulla sobrietà. Deve essere una sobrietà felice (non rassegnata, non imposta, non esibita) e deve sgorgare da un cuore riconciliato. Un cuore è in pace con se stesso quando ha compiuto quel percorso indispensabile di riconciliazione con i propri limiti: ha scoperto che nel qui-e-adessodi quello che si è e di quello che si ha è nascosta la perla della pace. L’illusione che “manchi qualcosa” alla nostra integrità e alla nostra pienezza è la causa prima di ogni frammentazione, di ogni insaziabilità, di ogni eccesso non amoroso. Detto in altre parole, l’uomo sarà sempre incompleto (“un quadrato – diceva Betti – a cui mancherà sempre un lato”): l’unica strada per sentirsi completo è – paradossalmente e inevitabilmente – abitare l’incompletezza che lo definisce. E’ questa la regola d’oro della vita. Chi ha un talento e se lo assume come proprio, e lo traffica, vivrà un’esperienza di pienezza maggiore rispetto a chi possiede nove talenti e spasima per avere il decimo.

Giovanni Salonia, La ricerca della perla della pace, in Messaggero Cappuccino novembre-dicembre 2016, pag.10