II contatto infatti ha a che fare con la poesia. In fondo, la relazione terapeutica è il contesto primario in cui il parlare a vuoto e senza oggetto, il tarlo della verbalizzazione come parola consumata e senza ‘corpo’, deve essere combattuto e vinto. E l’unica strada battibile è – secondo Goodman – la poesia. Quando la parola si ri-trova, parlare non serve più a fuggire e ad isolarsi, ma a sostenere l’incontro. La terapia potrebbe essere descritta come un lungo cammino in cerca di una parola: ciò che spinge il paziente, alla stessa maniera dei poeti, è il desiderio della parola che sia buona per dir-si, per dire l’unicità della propria esperienza. Quando questo accade la parola ritrova il suo corpo. Ovvero, come accade nelle forme più gravi di disagio, un corpo smarrito rinviene di fronte all’altro la parola perduta che lo gettava nell’inconsistenza.

Antonio Sichera, Ermeneutica e Gestalt Therapy. Breve introduzione ai fondamenti di una diagnosi gestaltica, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 16