Si collocano nella modalità dipendente o introiettiva i pazienti che assumono in modo sottomesso e passivo i medicinali prescritti, un ‘ingoiare senza masticare’. Questi soggetti vivono la figura dello psichiatra come qualcuno che li ‘ciba’ e si prende cura dei loro problemi in toto, si pongono in atteggiamento dipendente, e pertanto non vedono necessità alcuna di assumersi delle responsabilità in merito. I farmaci in realtà non si masticano con i denti, ma si possono ‘masticare mentalmente’ come conoscenza del composto chimico e delle sue funzionalità dentro l’organismo. L’intervento terapeutico consiste nel sostenere il paziente nel porre domande sui farmaci prescritti, fornendo le risposte adeguate, nel modo e nei tempi giusti per le capacità ed i ritmi di assimilazione del soggetto. I pazienti con modalità controdipendente o proiettiva rifiutano apertamente i farmaci, per loro assumere un medicinale significa sottomettersi al dominio dello psichiatra, vissuto come un dominatore, in realtà vedono nel terapeuta-ambiente una realtà più grande o minacciosa da cui essi devono difendersi. L’intervento terapeutico richiede sostenere e contenere questa rabbia/ribellione e coinvolgimento nella prescrizione, in modo da dare a loro stessi una forma di controllo farmacologico. Presentano questo stile relazionale i soggetti con atteggiamenti ostili, diffidenti, nei confronti del mondo, del terapeuta e quindi anche dei farmaci.

Paola Argentino, La dimensione relazionale della psicofarmacologia: dalla compliance al transfering gestaltico, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 242