Altri recenti studi hanno confermato l’importanza decisiva e il significato del vedere nella costruzione della relazionalità. Ci soffermiamo su due teorie tra le più significative. René Girard, da anni, con la sua teoria sull’invidia mimetica, individua un meccanismo del desiderio umano completamente nuovo, che non segue una via lineare (soggetto-oggetto) ma uno schema triango­lare (soggetto-modello-oggetto), secondo il quale si desidera per imitazione del desiderio di un altro. È perché l’altro che ho preso come modello desidera un oggetto (concepito come una cosa che l’altro possiede e che a me manca) che mi metto a desiderarlo anch’io: l’oggetto acquista valore soltanto perché è desiderato da un altro. Ma fissare la propria ammirazione su un modello è già riconoscergli o concedergli un presti­gio che non si possiede e ciò equivale a constatare la propria insufficienza di essere umano. Il desiderio che ha il soggetto per l’oggetto non è nient’altro che il desiderio che egli ha del prestigio – da lui stesso asse­gnato – a colui che possiede l’oggetto (o che si pone a desiderare contemporaneamente a lui l’oggetto). Così si istituisce la mediazione del modello ed una prima trasfigurazione dell’oggetto. Non cosa vuole avere, dunque, ma cosa vuole essere. Un oggetto da nessuno bramato non avrebbe alcun interesse, alcun valore capace di fissare il desiderio. Un oggetto diventa de­siderabile solo se dall’altro è riconosciuto come tale.

Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pag. 43-44