Potremmo dire che la modulazione del respiro indica esattamente come sta procedendo l’esperienza del contatto. Se il respiro fosse un cursore, potrebbe tracciare – come in un sismografo – minuziosamente tutta la traiettoria percorsa durante l’incontro. Importantissima anche la prossemica: quella che – dicevamo – definiamo ‘la danza’. Non essendo descrittiva ma fenomenologica, la GT guarda però anche a ciò che è solo indirettamente osservabile: i vissuti. Fra i vissuti che una sana relazione cogenitoriale dovrebbe generare c’è innanzitutto il rispetto o, più precisamente, il riconoscimento che l’altro genitore è interessato e intenzionato – anche se in modalità diverse – alla crescita e al benessere dei figli. A questo punto sorge l’interesse per comprendere fino in fondo senza precoci interruzioni o valutazioni il pensiero educativo e l’esperienza dell’altro cogenitore. L’interesse per una differente prospettiva educativa – dopo il primo momento di shock – apre orizzonti impensati o sottovalutati. Se questi processi di riconoscimento e di interesse accadono sgorga spontanea una sorta di gratitudine per aver ricevuto una prospettiva che allarga l’orizzonte anche se può creare perplessità. Quando la coppia cogenitoriale, dentro e attraverso le diversità di prospettiva educativa, riesce a far emergere la gratitudine reciproca, nel triangolo familiare circolano apertura, energia, danza relazionale.

Giovanni Salonia, Il cuore della cogenitorialità nella Gestalt Therapy. Intervista a Valeria Conte e Giovanni Salonia a cura di Aluette Merenda, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 55-56