In ambito clinico, si spiega con la centralità ermeneutica del triangolo primario il modello di seduta in co- terapia (due terapeuti e un paziente) nato già molti anni fa dal grembo della Gestalt Therapy. In questa nuova struttura, i terapeuti ascoltano in un primo tempo il fluire dei propri vissuti di fronte al paziente (Cosa mi suscitano in modo immediato questo paziente e questa situazione triangolare?), escludendo ogni tipo di pensiero terapeutico (del tipo: Cosa mi vuole dire? Di cosa ha bisogno?). In un secondo tempo, viene spontaneamente alla luce come i vissuti di ognuno dei due terapeuti rispetto al paziente risultino intimamente connessi a ciò che da parte di entrambi si prova e si vive nei confronti del co-terapeuta e del rapporto di quest’ultimo con il paziente stesso. Nel terzo tempo, l’esplicitazione e l’elaborazione di questo intreccio provoca modificazioni significative (e terapeutiche) nei vissuti di ogni co-terapeuta verso il paziente e del paziente nei confronti dei co-terapeuti. L’assunto di base è ormai chiaro: ogni difficoltà terapeuta/paziente scaturisce direttamente dalla mancata elaborazione della relazione terapeuta/terapeuta. La relazione che cura (così come quella che educa) non è solo quella genitore/ figlio e terapeuta/paziente, bensì quella genitore/genitore e co-terapeuta/co-terapeuta.
Giovanni Salonia, Edipo dopo Freud. Dalla legge del padre alla legge della relazione, in G. Salonia e A. Sichera, Edipo dopo Freud, GTK Books 1 – Rivista di psicoterapia, pagg. 35-36