In questo contesto, la Pragmatica [P. Watzlawick – B. Beavin – D.D. Jackson, Pragmatica della comunicazione umana, Astrolabio, Roma 1971]  apre uno spazio inedito nella comprensione dei rapporti umani quando asserisce che «In ogni interazione la punteggiatura delle sequenze è arbitraria, per cui spesso ci si lamenta di ciò che inconsapevolmente si provoca». Si annuncia qui, infatti, il superamento dell’idea di ‘altro’ concepito come pura alterità, per aprire i sentieri che portano al concetto di ‘altro-in-relazione’, presupposto di una radicale assunzione di responsabilità di ognuno dei partners di fronte all’altro: l’altro non è un ostacolo (che mi impedisce di essere o di fare), ma è invece il rivelatore del mio intimo, perché solo nella relazione mi conosco e mi esprimo. Torniamo così a Gadamer: solo se facciamo sorgere in noi l’obiezione al nostro punto di vista prima che lo faccia l’altro e al limite senza di lui, saremo autenticamente disponibili all’incontro. La cultura della relazione qui sottesa conduce alla fine del dominio (interpretativo o diagnostico) dell’altro, per una relazione di cura nella quale il terapeuta si rende vulnerabile fino a poter essere messo in ginocchio dal paziente senza perciò punirlo con definizioni o con attribuzioni di responsabilità, ma accogliendo e vivendo la dura fatica del far crescere che – ci ricorda Luzi – avviene sempre ‘ai piedi’ degli altri, «all’ombra della loro statura prossima»!
Giovanni Salonia, Disagio psichico e risorse relazionali, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 64