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Intervistando dei non vedenti sull’invidia, emerge subito la differenza tra quelli nati tali e quelli che lo sono diventati. I non vedenti dalla nascita sostengono che l’invidia è generata non solo dal vedere ma anche dal sapere che l’altro ha qualcosa che tu non hai (interessante notare che adducevano come esempio di invidia il non avere la vista). Si può ipotizzare che la loro invidia è, per alcuni aspetti, monotematica e non ha l’ampiezza e la varietà dell’invidia dei vedenti. L’invidia di colo­ro che sono diventati non vedenti dopo ha toni e sapori più forti. La vista rispetto agli altri sensi (udito, gusto, ol­fatto, tatto, propriocezione, dolore, termopercezione, equilibrio) ha delle caratteristiche ben precise: è il senso infatti che ci porta più lontano dal nostro corpo, ci permette di toccare l’ultimo orizzonte a qualsiasi distanza sia collocato. Gli occhi svolgono una funzio­ne di frontiera, deputato al controllo, che ci permette di proteggerci dall’estraneo e dal rivale (si pensi allo sguardo del paranoico che ha bisogno di controllare con la coda dell’occhio chiunque, percepito come nemico, gli arrivi alle spalle). Per comprendere la differenza tra il vedere e il sentire basti pensare all’e­sperienza del nuotatore che a livello visivo può con­templare il mare fino all’orizzonte più lontano ma, nel concreto, la sua esperienza del mare è circoscritta alla limitata porzione che di esso attraversa. Vede il mare nella sua ampiezza, ma ciò che sente è solo quello spazio d’acqua che avvolge il suo corpo.

Giovanni Salonia (ed.), “I come invidia”, Cittadella Editrice – Psicoguide, 1° Edizione Marzo 2015, pag. 42




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