Altra sfida della terapia con i depressi è il senso di immobilità che si vive a lungo nelle sedute: dallo sfondo non emerge mai una figura nuova. Fermo il fluire del corpo e dell’intercorporeità, fermo il fluire del tempo, ferme le parole dell’incontro: parafrasando il poeta, potremmo dire che la depressione ‘pietrifica la soglia’. Al terapeuta si richiede di rimanere presente nell’intercorporeità: solo attraversando la pietrificazione e restando attento ai lievi movimenti nel corpo proprio e in quello del paziente, potrà riemergere, con un ritmo lentissimo, un con-esserci di presenze in cammino. Dal corpo verranno, infatti, i primi lenti ma significativi movimenti di apertura del corpo (un sussulto, uno sguardo prolungato di un attimo, una postura più aperta…) e delle parole che sono segno che la vita sta ri-partorendo la relazione e la relazione sta ri-partorendo la vita.
Giovanni Salonia, L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e
Postmodernità in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 192