Mentre nel momento in cui emergeva la società narcisistica i soggetti coinvolti in questo nuovo contesto (esprimere se stessi e allentare i legami relazionali e istituzionali) provenivano dallo stile di socializzazione primaria proprio dei precedenti contesti confluenti (il MRN/Noi di cui dicevamo), i giovani di oggi sono stati socializzati in un contesto relazionale e affettivo ‘narcisistico’, fatto di legami fragili, incerti o spezzati. I giovani della generazione odierna vengono indicati come ‘orfani affettivi’ e la loro fragilità si configura come disagio nello stabilire relazioni significative durature, come continua oscillazione tra dipendenza e autonomia: «Non posso vivere con te e non posso vivere senza di te». Parlare di narcisismo, oggi, significa tener conto che si tratta non più di una conquista di autonomia (la famosa preghiera di Perls: «Io sono io e tu sei tu»), ma di un narcisismo fragile che emerge da relazioni incerte, prive di un ground stabile, e che approda spesso a derive di confusione borderline, antisociale o autistica. Per tale ragione, ci si chiede se ha ancora senso parlare del narcisismo come di una patologia, se ha senso l’ipotesi di togliere nella elencazione dei disturbi della personalità, nel prossimo DSM (il V), il capitolo sul narcisismo.

Giovanni Salonia, Pensieri su Gestalt Therapy e vissuti narcisistici, in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 160-161