È come se la paura, antica e umana, di rimanere soli e al contempo di perdere la propria integrità a causa del legame con l’altro, si cristallizzasse senza possibilità di soluzione. Poter dire ‘io sento questo davanti all’altro’ diviene così un percorso tortuoso. E se l’altro è in qualche modo raggiungibile, rimane tuttavia indecifrabile. Poiché l’esperienza di questo fallimento avviene nella relazione con le figure significative, in un contesto di fiducia, ogni relazione sarà investita da una profonda ambivalenza: desiderio di avvicinamento e terrore di essere risucchiati, inglobati, imbrogliati. Pensando a questo crinale instabile, tra differenziazione e connessione con il mondo, vedo S., ai primi incontri, che mi guarda intensamente, seduta sulla sedia. Mi scruta, gli occhi mobili che sembrano cercare incessantemente di decifrarmi. Ma è solo la sua testa che si protende verso di me, verso il mondo; il resto del suo corpo non la sostiene in questa difficile, impossibile fatica di raccogliere indizi su «Chi è?», «Mi fregherà?». Allora sono io a cercare di ‘sentirmi tutta’, da capo a piedi, per non rischiare di seguirla in ogni suo micromovimento.
Andreana Amato, “«…Come se fossi nata ‘dispara’…» Il modello di Traduzione Gestaltica del
Linguaggio Borderline (GTBL). Attestazioni cliniche”, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 90-91