È importante facilitare nel B. la chiarezza che permette di sciogliere l’imbroglio relazionale. Non si tratta solo di sostenere l’esprimersi (spesso, anzi, dovrà imparare a trattenersi), ma di fare in modo che il suo sentire lo metta in contatto con la sua esperienza più profonda e vera. Così imparerà a dare il giusto nome alle emozioni, a distinguere a chi appartengono e ad esprimerle secondo i suoi ritmi. In questo percorso il terapeuta dovrà, in modo puntuale, contenere la rabbia, un sentimento che spesso affiora e che non sempre corrisponde al reale vissuto, ma è ‘al posto di’altri vissuti quali la paura, il dolore, etc. In questo senso è un grave errore clinico incoraggiare l’espressione di un vissuto, che senza averne prima compreso il nome e l’appartenenza, produrrebbe solamente una amplificazione dell’intensità emotiva. Dopo aver appreso il nome dei vissuti, il B. sarà pronto ad apprendere i nessi logici esistenti tra l’agire e il sentire (importante momento terapeutico), che permette al paziente B. di dare una cornice, anche cognitiva, al suo sentire.

Valeria Conte, Il paziente borderline: una ostinata e sofferta richiesta di chiarezza (intervista di R.G. Romano), in Giovanni Salonia, Disagio psichico e risorse relazionali, in G. Salonia,V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 157-158