Come già detto, l’Io non si dà come esperienza primaria, ma come punto di arrivo di un necessario percorso per ‘arrivare’ a se stesso. Operazione questa prioritaria (che precede sempre l’‘essere-se-stesso’), processuale (è un percorso), organismica (porta l’Organismo a potersi dire) e relazionale (l’Io arriva a se stesso solo se un Tu lo aiuta a far questo). In questo percorso è decisiva la presenza di qualcuno che si prende cura e aiuta il bambino ad arrivare a se stesso. Si tratta della traità primaria (per Kimura «archè-aida») da cui emerge la nuova traità intrapersonale. Con un colpo di ala, il nostro Autore – ricollegandosi inconsapevolmente, anche in questo, alla teoria del sé della Gestalt Therapy formulata negli anni Cinquanta e alle teorie del sé di vent’anni dopo (Kohut e Stern) – guarda alla crescita del bambino non in termini intrapsichici, ma come sviluppo che avviene dentro una particolare traità nella quale unOrganismo (capace di traità intrapersonale) si prende cura e facilita in un Tu (ancora incapace) l’emergere di tale traità. Quando la figura genitoriale è incapace di traità intrapersonale, tale traità primaria – che ha una precisa scansione temporale – fallisce, per cui il bambino non ‘arriverà a se stesso’, ma ‘resterà indietro a se stesso’ o ‘fuori da se stesso’ (follia o disagio psichico): non riuscirà a dare del Tu a se stesso, ossia a ri-conoscersi come soggetto.

Giovanni Salonia, L’esser-ci-tra. Aida e confine di contatto in Bin Kimura e in Gestalt Therapy, in Bin Kimura, TRA per una fenomenologia dell’incontro, ed. Il Pozzo di Giacobbe, pagg. 14-15