Ricordo con sorpresa come una madre che vedeva giocare il padre con il figlio apparisse abbastanza contrariata e manifestasse intolleranza e fastidio verso il marito. Lei stessa aveva verbalizzato nell’intervista che il padre non giocava mai con il figlio e quindi lei era molto infastidita perché pensava che lo stesse facendo per apparire un buon padre. Il marito a sua volta aveva ribattuto: «Ogni volta che vorrei giocare con il B. tu ti intrometti per fargli fare qualcosa o per lavarlo o farlo mangiare…». È chiaro che non ci sorprende a questo punto vedere che il B. mentre gioca con il padre guarda continuamente la madre, come se aspettasse qualcosa. La cogenitorialità è sicuramente una sfida della genitorialità postmoderna. Anche se oggi sempre più spesso la genitorialità viene decisa ed è un’esperienza abbastanza consapevole evoluta, la scelta di diventare genitore porta in sé delle paure. Da una parte la paura di un legame ‘per sempre’, che è percepito come indissolubile, poiché ci si può separare dal proprio partner ma non dai propri figli, dall’altra la paura di non essere all’altezza perché si sente forte il peso della responsabilità educativa. Coniugare l’affetto per i figli e la vicinanza emotiva con la responsabilità educativa è spesso fonte di disagio, insicurezza e senso di inadeguatezza: essere genitore non significa più avere solo un ruolo da ricoprire, ma un ruolo da potere vivere con pienezza e spontaneità.

Valeria Conte, Il cuore della cogenitorialità nella Gestalt Therapy. Intervista a Valeria Conte e Giovanni Salonia a cura di Aluette Merenda, in GTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pag. 41