Gli attacchi, le richieste ambivalenti, il valicare i confini professionali, le interruzioni segnano, con questi pazienti, l’intero percorso terapeutico. Senza sottovalutare la peculiarità di ciascuna situazione, essi vanno sempre collocati nel particolare sfondo esperienziale da cui emergono. Significa tener conto che per tutto il corso della terapia il paziente proverà a regolare la distanza. Allontanarsi è un modo per ristabilirla, quando il calore lo ha spaventato. Arrivare in ritardo alle sedute può rivelare la sua lotta per l’autonomia. Attaccare la relazione rivela la paura del calore che risucchia e al contempo il tentativo di affidarsi e fidarsi. In questi casi il richiamo rigido alle regole e alla responsabilità va evitato. Ciò non vuol dire non stabilire una cornice chiara, soprattutto quando il livello di gravità comporta un rischio per l’incolumità del paziente e degli altri. Vuol dire piuttosto utilizzare l’intenzionalità relazionale come chiave ermeneutica, ritrovare la direzionalità offuscata ed espressa come sintomo. Un altro esempio sono i tentativi del paziente di telefonare, senza che vi sia un momento di reale malessere, per saggiare la nostra solidità: «Lascerai che io controlli la tua vita o sei in grado di contenermi?». In questo caso è terapeutico non rispondere. È diverso quando ci accusa di ‘fregarcene’: sta cercando di far vedere la parte negativa di sé. Se non rispondiamo a questa provocazione, per lui vuol dire che non siamo in grado di vedere la sua parte ‘cattiva’ e allora la farà vedere con un acting provocatorio. In realtà, quando ci attacca soffre… Nel «Non te ne frega niente» c’è sempre una domanda: «Perché mi dovresti amare?». Maggiore è la gravità, ovvero la qualità psicotica dell’esperienza, maggiore è l’attenzione del terapeuta alla formulazione di interventi mirati a ricostituire il ground esistenziale di base.
Andreana Amato, “«…Come se fossi nata ‘dispara’…» Il modello di Traduzione Gestaltica del

Linguaggio Borderline (GTBL). Attestazioni cliniche”, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 126-127