Mi racconta di aver sentito battere forte il cuore, mentre guardava la TV e di non aver chiamato la madre. Durante la seduta schiarisce di nuovo la voce, vuole parlare con me del fatto che alcune amiche, che non sono quelle abituali, hanno organizzato una serata per andare a mangiare la pizza con la catechista.
Pz.: Ho paura… e se poi mi viene l’ansia?
T: L’ansia non ti viene – le dico con fermezza – se ti batte il cuore ti puoi sedere, puoi chiedere un bicchiere d’acqua…
È come se adesso non ci sia solo l’ansia forte: si può parlare anche di ciò che le piacerebbe fare e non solo delle cose che non può fare perché ha paura. Andrà a mangiare la pizza e non avrà l’ansia forte. Nelle ultime sedute Giada sta un po’ meglio, la sua voce mi raggiunge, non ha più l’ansia forte, ma c’è ancora la paura che le torni. L’intensità è diversa, non la invade. Spesso mi riferisce alcuni pensieri o fatti, ad es. un litigio con il fidanzato, ed esordisce dicendo: «Questo non l’ho detto a nessuno». Mi colpisce molto: ho la sensazione che stiamo costruendo una relazione. Non l’ho detto a nessuno’: forse è la prima ‘pietra’ di un confine tra lei e la madre e l’inizio di una relazione con me. È il suo modo di segnare il nuovo ‘tra noi’, il suo ‘raggiungermi’. Sembra che Giada abbia trovato la direzione giusta dell’incontro con l’altro essendo ed esprimendo sé stessa, il suo sentire, i suoi bisogni.
Valeria Conte, «Se ho paura di morire, posso morire?» La Gestalt Therapy con una Paziente con Linguaggio Borderline, in G. Salonia (ed.), La luna è fatta di formaggio. Terapeuti gestaltisti traducono il linguaggio borderline, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pag. 148