La consapevolezza del proprio corpo, delle sensazioni, delle emozioni, delle variazioni di tono, è un’attività verso cui il paziente viene necessariamente guidato per diventare consapevole delle regioni corporee non ‘sentite’ e apprendere a percepire le manifestazioni della FHD [Focal Hand Dystonia], che, abbiamo detto, non comporta dolore fisico. Il corpo del musicista subisce molte pressioni durante il lungo percorso formativo, affinché la sua postura con lo strumento sia quella che l’insegnante ritiene più idonea all’esecuzione musicale. Durante il lungo training, molte attenzioni e annotazioni da parte dei docenti sono direttamente rivolte al corpo dell’allievo. Ciò, assieme alla qualità della relazione insegnante-allievo, gioca un ruolo non secondario nell’insorgere della FHD. Per questo diviene fondamentale nella riabilitazione la relazione che si crea tra paziente e terapeuti, nel senso che se questa sarà caratterizzata dagli stessi elementi della relazione in cui la FHD è sorta, il recupero funzionale diverrà problematico. Considerando la FHD come una postura antalgica, consideriamo il blocco muscolare-emozionale come ‘gesto mancato’. In esso vediamo il non compimento di un gesto preciso in una relazione precisa. Esso è dunque l’interruzione di una relazione con qualcuno e il luogo stesso del disagio psichico. Nell’intervento, lo psicoterapeuta e il paziente cooperano per rintracciare il ‘gesto corporeo-relazionale’ mancato.

Giovanni Turra e Elena Ponzio, Il crampo del violinista. La Gestalt Therapy nel trattamento della distonia focale alla mano del musicista, inGTK 6, Rivista di Psicoterapia, Maggio 2016, pagg. 77-78