Si registrano varie forme di depressione a seconda della fase in cui l’Altro (proprio l’Altro con cui si è iniziata la danza dell’incontro) scompare e provoca nel soggetto coinvolto un crollo depressivo. La teoria dell’incontro (del contatto) della GT descrive una sorta di microanalisi dei tempi e dei modi in cui si costruisce un contatto, dal momento iniziale fino al compimento dell’interazione: una sorta di ciclo evolutivo dell’incontro. [] Se l’Altro scompare nella prima fase (interesse/orientamento), quando il bambino, capace di pensiero e di apprendimento, ha già iniziato il cammino di differenziazione dalla madre, la depressione si struttura in termini di pensieri negativi (automatismi percettivi) su di sé («Non valgo»), sul mondo («È la fine»), sugli altri (inutili). La scomparsa dell’Altro, accaduta in modo improvviso e inspiegabile, viene spiegata con pensieri negativi. La terapia avrà allora il compito di creare una Presenza significativa che apra il corpo del paziente al corpo dell’Altro in modo da poterne individuare e modificare i pensieri negativi, nell’assunzione del principio teorico che i pensieri sull’identità e sull’Altro nascono entro e dai corpi in relazione (intercorporeità).
Giovanni Salonia, L’improvviso, inesplicabile sparire dell’Altro. Depressione, Gestalt Therapy e

Postmodernità in G. Salonia, V. Conte, P. Argentino, Devo sapere subito se sono vivo. Saggi di psicopatologia gestaltica, Ed. Il pozzo di Giacobbe, pagg. 186-187