Quante cose imparano a fare i bambini per non soffrire! Anche scomparire o perdere i pezzi. Per non soffrire, Peter Pan perde la propria ombra, perché l’ombra porta il rovescio del positivo, fa tornare a galla le emozioni. E se il bambino non ha la pelle (la stessa accarezzata, baciata dalla mamma) non può sostenerle. Per Peter Pan ci penserà Wendy, tenero surrogato femminile, a cucirgli l’ombra di tanto in tanto, perché, nonostante tutti i tentativi, essa, anche se nefasta o sperduta, è fonte di attrazione perché parte di ciascuno. Peter Pan non può tornare indietro, la finestra è chiusa e c’è un altro bambino nel suo lettino. E allora vola via verso l’Isola-che-non-c’è, verso il silenzio, il muro. Come può essere possibile, per il bambino non baciato, vivere la fratria senza sentire i morsi della più antica passione criminale tra fratelli? Come è possibile sentire la propria unicità, anche se sofferta, quando non si ha un posto, un ruolo, un luogo dove fare ritorno? Le aspettative dell’adulto fanno perdere il contatto con il bambino vero e non lo aiutano a crescere, lo bloccano nell’ansia di prestazione mai placata.

Dada Iacono, Gheri Maltese, Verso un nuovo pensiero felice, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione Dicembre 2015b, pag. 67-68