Torniamo così al testo. Perché non per nulla, alla fine, invece di Napoleone sarà il nostro Peter a prendersi il bacio della signora Darling. Anche se è troppo tardi ed egli ormai non può credere all’amore di una madre. [] Forse se la signora Darling avesse risposto: «Ti darò tanti baci, e poi vedremo…», forse, allora, Peter avrebbe imparato la piacevolezza del crescere. Spesso le preoccupazioni, l’ossessione dei doveri, dei compiti, fa dimenticare ai genitori che i figli imparano il dovere dal piacere. Un racconto ebraico narra di un bambino che non voleva studiare. Il padre preoccupato ne parla al rabbino, il quale gli consiglia di portarlo da lui ogni giorno per un intero mese. Trascorso il quale, il bambino riprende a studiare con lena. Il padre, incuriosito, si reca dal rabbino per apprendere il metodo miracoloso. Il rabbino risponde che non ha usato alcun metodo. Solamente, è stato “con” il bambino: lo ha abbracciato e ha giocato con lui. È proprio nel non vedere l’intima connessione tra il bacio e la crescita che si gioca l’intrigo affascinante e drammatico di Peter Pan.

Giovanni Salonia, Peter Pan: il bambino non baciato, in Giovanni Salonia (ed.), La vera storia di Peter Pan. Un bacio salva la vita, Cittadella Editrice – 1° Edizione 2016, pagg. 33-34